Yoram Kaniuk


Che volete che vi dica? I libri sono tanti e non posso star dietro a tutte le pubblicazioni che mi interessano. Ne compro più di quanti riesca a leggerne e mi capita di leggerne alcuni a una certa distanza di tempo dalla loro apparizione in libreria. Ho già scritto di Kaniuk a proposito del suo bellissimo “1948”, pubblicato dalla Giuntina nel 2012. Poi ne ho comprati e letti altri due, “Sazio di giorni”, Giuntina 2014 e “Un arabo buono”, Giuntina 2012.
Vorrei dire qualcosa di quest’ultimo, anche se sono spaventosamente in ritardo non solo rispetto al colophon della Giuntina ma, assai di più, rispetto all’edizione Theoria del 1997 (recava il titolo di Confessioni di un arabo buono), in entrambi i casi nella traduzione italiana di Elena Loewenthal. Una riedizione, quindi, quella della casa editrice fiorentina in mio possesso.
Bello, interessante e, per me, dolorosissimo il romanzo di Yoram Kaniuk! Se vi sono molti libri che vanno a pizzicare le mie corde sensibili, questo è andato a sollecitare il nervo scoperto della mia informe e probabilmente inafferrabile identità. La mia? Perché, esistono identità che si possano “squadrare da ogni lato”? Nella finzione delle nostre culture di appartenenza, sì, ma la finzione ci definisce molto in anticipo rispetto alla nostra venuta al mondo perché le culture ci precedono, e anche di parecchio! È giocoforza che noi non siamo per scelta ma per necessità. Quasi nessuno sceglie di essere quello che è. Siamo educati e forse costretti a definirci entro un sistema di coordinate che altri hanno stabilito per noi. Altro che personalità! Qui si tratta né più né meno che di produzioni seriali. Una cosa che ci fa branco.
All’interno del gregge, dal quale beninteso ci sentiamo protetti nelle nostre mediocri propensioni alla conformità dell’agire senza riflettere, accade talvolta di intravedere la “pecora nera”, diciamo l’eccezione che conferma la regola. Chi sono io – dirà la povera pecorella nata nera – in questo stuolo dal quale non sono prevista? Che colpa ho d’essere nata di differente colore?
Questo più o meno il disagio di Yosef, un israeliano figlio di un arabo e di una ebrea. Come la mettiamo? Lui acchiappa mazzate da tutte le parti, finché non decide di fare da sé, di essere se stesso. Solo, credo, incredibilmente solo! Ma, come si dice?, meglio soli che male accompagnati. E non c’è consesso conformistico che non sia una cattiva compagnia!
Leggano questo stupendo romanzo tutti gli spiriti liberi. Sono certo che troveranno il senso della loro solitudine. E capiranno che “ognuno sta solo sul cuor della terra”, benché si finga il contrario.
La diversità, amici, non è l’eccezione, è la regola!
L’edizione originale del libro di risale al 1983 (la data è importante); lui, l’autore, è morto nel 2013. Grande artista e grande uomo, credetemi!   

Antonio Piscitelli