Mauro Covacich, La Sposa, Bompiani 2014

La fiera delle crudeltà in salsa minimalista. “La sposa” è una raccolta di diciassette racconti tra loro connessi da link interni che sono come una palla che rimbalzi e si perda nella fitta boscaglia della normalità. Sembrano uomini e donne ordinari i protagonisti di queste storie agglutinate che poco concedono alla pietà, molto al cinismo o all’indifferenza che regolano il nostro vivere in gran fregola. Ne deriva una rappresentazione coerente di ciò che siamo o di ciò che siamo diventati. Ecco, appunto, una rappresentazione, una delle tante possibili, ciascuna legata allo sguardo dell’osservatore, necessariamente parziale, benché mobile come una panoramica o ampia come un’ottica grandangolare.
Il libro si presta a molteplici interpretazioni, benché le ascendenze, letterarie e filosofiche a un tempo, si riconoscano e in certi casi siano dichiarate. Ecco, ad esempio, tutta la serie dei ”figli non figli” è riconducibile a un’unica moralità colta, che trova nel Leopardi delle “Operette” l’archetipo. Il “Dialogo della Natura e di un Islandese” è riconoscibile, senza grandi sforzi, ne “La casa dei lupi”, dove le fiere protagoniste hanno la meglio sull’insipienza della “civiltà”. «Riprodursi non è né buono né cattivo. Non siete voi a riprodurre la vita, - ha già urlato la voce dell’autore – ma è la vita a riprodursi attraverso i vostri corpi. Voi non avete nessun merito...». Per farla breve, il primato della Natura “indifferente” giustifica il nostro essere agiti da leggi contingenti, a dispetto della credenza che ci vuole attori consapevoli.
Nel gelo di questa prospettiva senza speranza s’intrufola il viaggio di Marco nell’Urbe scandalosa, sacrilega e irriverente, banditesca e caotica, negazione dell’italianissima Trieste, la città mitteleuropea dalla quale il bambino proviene. Meraviglia, sconcerto, disagio il bambino prova nella baraonda della capitale, ma vi trova anche la generosità della “doppia panna” non inclusa nel prezzo del gelato e l’abbuono di venti centesimi sul conto da pagare, una deroga inspiegabile alle rigide leggi del mercato.
Materia per riflettere ce n’è in abbondanza.
 

Antonio Piscitelli