Gennaio 2018

Leggo che sta per uscire il nuovo film di Gabriele Muccino dal titolo “A casa tutti bene”. Molto prima che il film fosse girato, i giornali ne parlavano come di un evento, almeno i giornali che circolano a Napoli. Oh, è girato interamente a Ischia, vanta un cast di attori di tutto rispetto, la troupe si fa i “selfie” e li posta da qualche parte. Batti oggi, batti domani, il film diventa famoso prima ancora di essere visto. Non so se questa pubblicità preventiva sia a pagamento o gratuita, più o meno “volontario” scambio di favori fra media e produzione. Mah!
Sono curioso di capire di che si tratta e apprendo che il film racconta le dinamiche relazionali di una famiglia “allargata” dei nostri giorni. Guardo il trailer che mi mostra alcuni membri di questa famiglia che letteralmente si sbranano. E mi domando: ma una cosa del genere non l’avevano già fatta altri, non ultimo la scrittore napoletano Lorenzo Marone che, nel suo recente “La tristezza ha il sonno leggero”, tratta più o meno lo stesso argomento? La mia mente corre, quasi accidentalmente, a qualche ascendente: “I fratelli Karamazov” (romanzo), “I Buddenbrook” (romanzo), “Gli indifferenti” (romanzo), “Portami a casa” (romanzo); e poi “Gruppo di famiglia in un interno” di Visconti (film), “La Famiglia” di Scola (film), “Parenti serpenti” di Monicelli (film) e chi più ne ha più ne metta. Persino “Brutti, sporchi e cattivi” di Scola (film), per inconsueta che appaia la prospettiva, fa amaramente ridere di un gruppo familiare marginale. Forse non c’è soggetto di romanzo o film che non affronti in qualche misura il tema. Sarà che a me i “legami di sangue” non sono mai piaciuti, sarà perché da lungo tempo non ho una famiglia di riferimento, sta di fatto che mi sono parecchio “rotto” di tutto questo parlarsi addosso. Approdasse a qualcosa! Non approda a nulla. Tutti dicono peste e corna della famiglia, ma nessuno è disposto a metterla in discussione. Perché? Perché mettere in discussione il matrimonio che fonda la famiglia scardina il concetto di patrimonio che ne è il collante. In altri termini la famiglia è la banca del patrimonio laddove esiste ed è trasmissibile. E dove non esiste un patrimonio materiale, esso è virtuale forza lavoro per possibili futuri servizi: le nuove generazioni manterranno le vecchie e le assisteranno. Si tratta di una mera questione economica; gli affetti, e tanto meno l’abusato “amore”, c’entrano come i cavoli a merenda.
Chissà perché, ho pensato che il film di Muccino fosse tratto dal libro di Marone. Non è così, sicuramente non è così. Ma forse le due opere si somigliano.

Antonio Piscitelli